Vorrei essere un colibrì

Perché proprio un colibrì?
Vorrei essere allegra come i suoi colori, ma non basta.
Il colibrì è così piccolo da stare in una mano, talmente fragile che basta una piccola pressione per soffocarlo. Allo stesso tempo ha la forza di non fermarsi mai, batte le ali velocissimamente, consumando 30 volte più energia di un essere umano. E' libero di volare dove vuole, senza freni.
In meno di 2 grammi racchiude la perfezione.
Vorrei essere un colibrì.

domenica 31 agosto 2014

7. Riempirsi del vuoto

"C'è un posto nel cuore che non sarà mai riempito. Uno spazio. Lo conosceremo più che mai. C'è un posto nel cuore che non può essere riempito. E noi aspetteremo, e aspetteremo, in quello spazio."

Charles Bukowski


Le parole hanno sempre un milione di significati: il primo è quello letterale, tutti gli altri sono i significati che ognuno di noi attribuisce.
Leggendo questa frase ho subito sentito quel vuoto che da sempre mi riempie. Quel vuoto che mi impedisce di essere felice, anche nei momenti più belli. Quel vuoto per me è come una nuvola nera che sporca il cielo sereno a primavera. Quel vuoto che mi scava fino all'anima.

Il problema però è quando quel vuoto diventa una certezza a cui appigliarsi, un rifugio sicuro. Le persone vengono e vanno via; i giorni passano, tra una notte insonne e una in lacrime; il mondo va avanti senza aspettare nessuno. Quel vuoto è l'unica cosa che resta, e forse per questo mi ostino a sguazzarci dentro. La voce che mi fa compagnia nel vuoto non esiste, è solo l'eco dei miei pensieri.



Quel vuoto non deve essere un rifugio, ma la spinta per riempirlo di vita. Prima che il vuoto prenda la mia vita.

venerdì 29 agosto 2014

6. Schiava delle aspettative

Forse non esagero se dico che la vita si basa sulle aspettative. Ci comportiamo in base alle aspettative che gli altri hanno su di noi, o che noi stessi abbiamo su di noi. Non credo che ci sia qualcuno che viva senza sentire la minima influenza delle aspettative, o senza avere aspettative. In fondo anche il sole sorge perché noi ci aspettiamo che lo faccia: non abbiamo la certezza che il sole sorgerà, ma abbiamo questa aspettativa per abitudine. È spesso l'abitudine a creare aspettative. Per quanto mi riguarda la gente si aspetta che io sia sempre perfetta, mi vesta in un certo modo, mi comporti sempre bene, vada sempre bene negli studi, che sia sempre forte. Io li ho abituati così, e questo ha creato aspettative per cui tutti si aspettano questo da me. Per anni ho vissuto per soddisfare le aspettative. Ora però non riesco più a sostenere questo peso. Non posso manifestare ansia per un esame perché "Tanto tu sei brava." Ma se per una volta volessi concedermi di non dare il 100%? Se per una volta volessi lasciare perdere? Perché io non posso sbagliare? Perché non posso permettermi di essere debole, di non riuscire ad affrontare una situazione o superare un ostacolo? Perché non posso concedermi di avere bisogno di aiuto?
Il fatto è che non saprei che fare di me se dovessi decidere io.
L'ultima volta che ho mancato un'aspettativa, che ho fallito veramente, è stato l'inizio della mia discesa verso la depressione e l'aumento di peso. E mi sono accorta di questo solo quando ormai mi ero regalata più di 20 kg (non voglio ricordare il peso preciso). È successo così velocemente che non ho fatto nemmeno il cambio del guardaroba, mettevo solo quel poco che mi stava. Ma questa è un'altra storia. 

Tra i miei buoni propositi per la rinascita c'è quello di rompere le aspettative. Voglio aspettarmi da me solo ciò che verrà, niente di diverso. 



Non è già questa un'aspettattiva?

mercoledì 27 agosto 2014

5. Volerlo davvero o fare finta

Tra le mie ossessioni più grandi c'è il cibo, al punto da averne fatto una malattia. Non è vita la mia, sempre a contare le calorie, pensare alle conseguenze, non godersi niente perché devo contare quante calorie sto consumando, isolarmi con i miei riti, solo io e il cibo. Mi sento una macchina, e non a caso. Le macchine sono schiave dell'uomo tanto quanto io sono schiava di queste manie. Ho paura, ma forse non abbastanza da farmi smettere. Sono consapevole di farmi del male, sia fisicamente che psicologicamente, eppure ormai non riesco a fare a meno di questi comportamenti irrazionali, mi danno sicurezza. Io SO che devo smettere, devo uscirne. Poi però mi dico "dai raggiungo questo obiettivo e poi smetto". Ma sarà vero? A volte provo a pensarci: "mettiamo che abbia raggiunto il peso a cui ambisco, riuscirò a smettere di comportarmi così e vivere normalmente come tutti?". La risposta la so, anche se non voglio ammetterlo. Ebbene lo so che poi avrò paura di prendere peso, e non riuscirò a fermarmi, e la mia testa finirà con l'essere solo una calcolatrice. Ma poi arrivata a questo fantomatico peso sarò soddisfatta? Diamine ho perso più di 20 kg e mi vedo sempre uguale, maledettamente grassa. Le persone mi dicono che sto bene così, ma io non sto affatto bene! Voglio che anche gli altri lo vedano. Se provo a razionalizzare SO che devo essere per forza meno grassa, lo dice la bilancia! Non esco mai da casa senza controllare quanto peso, perché devo essere sicura di non essere lievitata. E' la bilancia a stabilire chi sono, perché i miei occhi mentono. Ho bisogno di toccare le ossa per sentirmi sicura, specie quando sono con altra gente. Devo essere sicura che mentre sto parlando non stia gonfiando, che le ossa siano ancora lì. Capita che durante la giornata, se mi guardo allo specchio a distanza anche di 5 minuti, mi veda più grassa. Devo proprio essere messa male! Per questo io non mi fido più di quello che vedo. Perfino le magliette taglia XS le vedo grandi, enormi.
Forse con il passare del tempo vi racconterò l'origine di questa mia ossessione, perché ormai credo di esserci arrivata.
Comunque ieri avevo dei buoni propositi, perché io voglio arrivare al mio obiettivo, ma non voglio più pagare questo prezzo. Avevo deciso di smettere di contare le calorie, di mangiare di più, di non isolarmi con il cibo, di mangiare cose buone (nella mia testa, se mangio cose buone è peggio, anche se le calorie sono comunque poche) di spezzare la quotidianeità. Ho fallito in partenza avendo comprato cose con pochissime calorie, in modo che anche mangiando di più, anche senza contare le calorie, so per certo che sono basse. Oggi mi sono ulteriormente tradita: mi sembrava di aver mangiato tanto e mi è venuta l'ansia, quindi non ho saputo resistere ed ho contato le calorie (abbondando come faccio sempre "per sicurezza"). Così ho scoperto di essere sotto le calorie che mi ero posta come obiettivo, e mi sono sentita da una parte sollevata, ma dall'altra ho avuto i sensi di colpa per aver fallito. E adesso sono qui al pc cercando di "gustare" la merenda, di non finirla tutta in una volta nell'isolamento. Non è facile, perché non ho fame e quindi mi fa sentire ancora più in ansia.
Ma allora cosa voglio? Voglio davvero uscirne? Non voglio ricorrere all'aiuto di qualcuno, ho paura di non essere creduta, perché a vedermi non si direbbe che ho disturbi del genere. E poi chiedere aiuto significherebbe doversi impegnare per cambiare le cose.  

Forse mi illudo a pensare che da sola ce la potrò fare a uscirne, il problema è volerlo davvero e non fare finta.

4. La depressione non fa tendenza (sfogo)

Depressione: un termine che viene usato spesso in modo sbagliato, associato in genere a sentimenti di tristezza. Purtroppo è un termine che viene spesso preso alla leggera. Non starò a scrivervi il significato medico di "depressione", perché comunque, se non la si è provata, non la si può comprendere.
La depressione è una malattia reale, così come lo è la varicella; non è una malattia come le altre però, perché non la puoi debellare con una breve terapia di farmaci.
Ho sentito troppi discorsi superficiali su questa malattia. Se si viene a sapere che una persona ricca ha la depressione, non mancano ad arrivare le frasi tipo "è depresso perché non sa come spendere i soldi", oppure "che vada a lavorare come faccio io, poi ne riparliamo", e ancora "dammeli a me i tuoi soldi e ti dico se sono depresso", e così via. Insomma inutile stare a discutere con chi la pensa in questo modo, alla fine sono contenta per loro, significa che non conoscono questo male. Ho addirittura sentito che la depressione è una moda! E questa forse è l'affermazione che mi da fastidio più di tutte. La depressione non dipende dai soldi, dalla fatica del lavoro, o dalla moda. Mi manda in bestia questa cosa, sul serio! Io l'ho vissuta sulla mia pelle la depressione, e non ne racconto con vanto, ma con tristezza e si, anche orgoglio. Orglio perché sono VIVA, e visto quello che ho passato non è scontato. Eppure nessuno ha mai fatto niente per aiutarmi, perché la depressione non esiste, è una moda che poi passa... Poi gli adolescenti si sa, devono essere depressi ogni tanto. Vivo in una situazione in cui non posso dire di essere depressa o esserlo stata, perché mi prenderebbero in giro. Non le avranno mai sentite le urla la notte? Non le hanno mai viste le cicatrici sui polsi? Eppure le ho sempre lasciate in bella vista per chiedere aiuto. Solo una volta mi chiesero cosa mi fossi fatta. Risposi che mi ero bruciata e la risposta fu: "Si, bruciata..". Insomma se non credi che mi sia bruciata, perché non indaghi? Perché non ti preoccupi? Svegliarsi la notte e tirarsi i pugni addosso dalla disperazione non è certo una moda. Passare le giornate a letto, al buio, come un vegetale, non è pigrizia! Momenti in cui hai dentro una forza enorme che vuole esplodere, vuoi urlare, invece non riesci a muovere un muscolo, sei un parassita. Giusto, io sono una ragazzina a posto, vado bene a scuola, i genitori fanno sacrifici per mandarmi a scuola e farmi trovare il piatto a tavola ogni giorno, devo essere riconoscente. Bhè non è così, non è tutto oro quello che luccica e non è tutto rosa e fiori, le apparenze non sono niente quando dentro brucia tutto.

Ma cosa lo dico a fare? Tanto chi ha provato cosa significhi, già sa. Chi non ha mai provato non capirà.

venerdì 22 agosto 2014

3. Mentre tutti aspettano l'estate, io cerco l'inverno

E' un'estate falsa questa.
E' estate sul calendario, ma non fuori. Non voglio parlare del tempo: oltre a non piacermi, non sopporto ritrovarmi a parlare del tempo con le persone, perché se ti abbassi a parlare del tempo, significa che non hai più niente da dire. Ed è triste.
Non voglio parlare del tempo fuori, ma del tempo dentro.

E' un'estate falsa questa, una di quelle che ti tradisce appena dopo il cambio dell'armadio. Eppure io non lo faccio nemmeno, il cambio dell'armadio. E' un'estate falsa perché ti da tutte quelle speranze che porta con sè ogni inizio estate, ma te le fa rincorrere senza raggiungerle, fino a quando non arriverà l'inverno a corprire tutto con il suo velo grigio.
Tutti sono in attesa di questa tanto agonizzata estate che sembra non volere arrivare più, io invece aspetto con ansia l'inverno. L'inverno non piace a nessuno, proprio come me.
Eppure a me l'inverno piace, mi da un senso di calda sicurezza.
L'inverno mi fa pensare alle felpe, ai maglioni e alle sciarpe, al loro morbido abbraccio. Soprattutto mi permette di nascondermi (più che altro nascondere il mio corpo), di rendermi invisibile, di mimetizzarmi nel grigiore della città.

La verità è che dentro di me è inverno sempre. 

Mi sento fredda, triste e grigia come l'inverno. L'inverno ha talmente preso possesso di me che anche in questa falsa estate ho bisogno di coprirmi, il freddo mi ha inghiottito l'anima e mi sta divorando. Ho le mani, il naso e i piedi freddi, così come gli occhi. Come un fantasma dimenticato mi aggiro in queste quattro mura, con la finestra serrata e nascosta dentro una felpa troppo grande.  


 Ho la mente spaccata tra ragione e ossessione. Sono come una palla contesa tra un angelo e un demone, che viene tirata tra la salvezza e la dannazione. Voglio scegliere la ragione, ma la linea di confine è talmente sottile che non riesco a vederla. Mi affido ai numeri. I numeri sono una cosa razionale, scientifica, no? No. I numeri sono un altro supplizio. Sono il corredo della mia ossessione.  

Mentre lascio che siano i numeri a definirmi, vedo la mia fiammella di ragione rinchiusa in una bolla di vetro che batte i pugni e urla per farsi sentire da me.  Ma il vetro è troppo spesso e io non la sento.

2. Eccomi

Eccomi.
Eccomi qui, con tutta la mia complicata semplicità. Vi sembrerà un controsenso, ma è così. Non vi dirò chi sono, perché non lo so, ho solo capito che sono un ossimoro, e a me piacciono tanto gli ossimori. Un pò meno esserlo. Sono una quiete tempesta.

Cosa ci faccio qui?
Voglio scrivere, semplicemente questo. Di cosa in particolare neanche lo so. Voglio scrivere della vita vissuta, della vita sognata, della vita spezzata. Voglio scrivere della vita in generale, un pò la mia, un pò quella che osservo, la vita che scorre.


Per me scrivere significa donare.

In quello che scrivo c'è sempre un pò della mia energia, un pò di me, che viene messa a disposizione di chiunque legga. Dicono che io ho "il dono della scrittura" da quando ero piccola. Io la vedo al contrario: il dono non è di chi sa scrivere, ma di chi sa leggere. Chiunque abbia qualcosa da dire, la può scrivere, ma solo chi sa leggere può comprendere il significato di quelle parole. Il migliore poeta del mondo non sarebbe nessuno senza un lettore che sappia cogliere il significato delle parole.


Cosa mi aspetto da questo blog?  
Niente.
Ma mi piace pensare che i miei pensieri possano tenere compagnia a qualcuno. E' presuntuoso pensare che i miei pensieri (perché no?) possano fare riflettere qualcuno?
Io non mi aspetto niente, ma se qualcuno leggesse le mie parole, mi farebbe piacere saperlo, sapere a chi ho fatto un piccolo dono :)

martedì 19 agosto 2014

1. L'inizio non è il mio forte

"Dentro di te, molte volte volano esseri fatti di pensieri, che si arrampicano nella tua testa e morsicano la tua mente…
Dentro di te tutto risulta spesso imperfetto, tutto risulta diverso da come lo volevi, ti capita di rimanere con gli occhi verso il nulla, lo stesso luogo che non ha colore nè forma, come un telo bianco riproduce e disegna le tue paure, i tuoi pensieri, le tue distrazioni, le malinconie e i sentimenti…
Ti senti la faccia bucata, mentre escono centinaia e centinaia di esserini chiamati pensieri, sono tanti e fanno rumore, come stormi di insetti pensanti che si fanno strada tra i loro corpi, sono tanto pesanti che ne puoi sentire la durezza quando si scontrano tra di loro, e da fastidio, anche la notte, vorresti smettere di crearli ma è più forte di te, ogni piccola situazione che ti confonde crea milioni di nidi, da dove nascono i pensieri più duri e neri…
Ma loro si accopiano e procreano, costruendo intorno a te, altre situazioni che creano altri nidi, ed è un circolo vizioso, ma non te ne rendi conto, perchè pensi che la tua vita è questa, e che il destino scritto nella tua anima, sia ormai segnato, ma puoi far battere un po di più il tuo cuore se vuoi, e sai, funziona, è un ottimo insetticida…
Dentro di te, esiste una forza che non sai di avere, dentro di te, tutto può trasformarsi in petali di fiori colorati, che distruggono gli insetti pensanti e donano aria fresca al tuo essere, non pensare a come sorridere, ma fallo, non pensare a come farsi amare di più, percepisci chi ti ama davvero…
Non tentare di cambiare chi non riesce a camminare al tuo fianco, ma annusa nell’aria chi sa perfettamente percorrere i tuoi passi, e lentamente, i tuoi fiori cominceranno a sbocciare, e il rumore degli insetti comincerà a svanire nel passato!"


(Ejay Ivan Lac)