Voglio raccontare un pò di me e dell'origine del mio disturbo alimentare.
Ero una bambina cicciottella. Ricordo che c'era sempre qualcuno pronto a prendermi in giro, fin dalla scuola materna. Le cose sono davvero peggiorate alla scuola elementare, non solo perché i compagni mi prendevano in giro e mi chiamavano in tutte le maniere, ma anche perché ho iniziato ad approcciarmi al cibo in modo sbagliato. Pur essendo piccola volevo già dimagrire, ma non sapevo come fare, così più ero triste, più mangiavo. In casa mia c'era una stanza che non veniva usata, tra l'altro in un'ala che non veniva vissuta. In quella stanza avevo un piccolo salvadanaio di latta con i miei risparmi, che usavo per andare a comprare schifezze quando a casa ero sola e che ovviamente mangiavo nascosta in quella stanza. Così mi abbuffavo, con la consapevolezza di stare peggiorando la situazione. Ma che potevo fare? Tanto magra non potevo esserlo. In quegli anni dovetti rinunciare a due mie passioni: la danza e la piscina. Ormai le lezioni di danza o di nuoto erano diventati dei momenti di dolore, non aveva senso tornare a casa in lacrime per le parole delle compagne. Da allora non ho più trovato niente che mi appassionasse davvero. Poco tempo fa sono stata ad un saggio di danza e mi sono messa a piangere nel buio.
Volevo essere io leggera su quel palco.
Salto i dettagli legati all'essere cicciottella e a all'essere presa in giro, perché immagino siano cose scontate, non voglio dilungarmi in questi particolari.
Alle medie i miei genitori mi portarono da una dietologa, che scrisse una dieta su misura per me, ma mi disse: "
Tanto non riuscirai mai ad andare sotto i 64 kg, il tuo fisico è questo e devi rassegnarti." Ecco, questa è stata una delle prime cose che mi ha fatto scattare qualcosa in testa. Subito io pensai: "
Ti farò vedere io dove riesco ad arrivare." E così iniziai la mia prima vera dieta, corredata di attività fisica in casa con lo stepper comprato proprio per me.

Purtroppo di lì a poco fui abbandonata dai miei genitori, da un giorno all'altro andarono via e io dovetti stare a casa di alcuni parenti. Lì iniziò il mio periodo nero. Fu l'inizio di problemi di autostima, crisi di ansia, attacchi di panico, autolesionismo, avevo le labbra distrutte perché dalla rabbia me le mordevo e i polsi avevano dei solchi provocati dalle unghie, sempre nei momenti di rabbia. Iniziai con periodi di digiuni seguiti da abbuffate. Insomma la mia vita era caduta proprio in basso. Come se non bastasse dovetti trasferirmi, quindi persi tutto: le poche amiche, i nonni, i miei animali domestici, il mare, la natura. Non ero più la bambina viziata dai suoi genitori, la città richiedeva che io fossi grande e non ero preparata anche a questo. Tutt'oggi non ho un rapporto autentico con i miei genitori: mio padre non lo vedo e mia madre non ha più tempo per me.

Al liceo le cose non migliorarono, non avevo neanche una persona dalla mia parte. Una volta le ragazze si misero in cerchio a schernirmi e mi venne un attacco di panico. Loro
RIDEVANO. Vi risparmio tutti i modi in cui mi chiamavano e come mi trattavano, i dispetti che mi facevano. Voglio cancellare quel periodo, troppo doloroso da ricordare. Lì iniziò la mia discesa a capofitto, iniziò il mio salto nel baratro. Iniziai inconsciamente a restringere il cibo, eliminare determinati alimenti, contare le calorie. Assumevo 500 kcal al giorno. Non assaggiavo NIENTE di quello che mi veniva offerto, perché anche una briciola mi avrebbe fatta ingrassare. Iniziarono i miei riti per i pasti, masticare in un certo modo, bere in un certo modo, rispettare gli orari in modo scrupoloso, altrimenti sarei ingrassata. A scuola avevo degli apprezzamenti dai professori e dalle compagne, che iniziarono a sorridermi e qualcuna chiacchierava con me, ma che ne sapevano loro di come stavo? Non lo sapevo nemmeno io,
ero entrata in quel meccanismo in modo talmente naturale che non mi accorgevo di quello che stavo facendo. Persi 38 kg nel giro di 9 mesi, forse anche di più, perché poi la bilancia si ruppe e quando mi ripesai mi ero un pò ripresa. Non ero affatto felice, mi vedevo grassa, con le cosce enormi, non riuscivo a distaccarmi da quell'immagine di grassezza che per tanti anni mi aveva perseguitata.
Dal punto di vista alimentare le cose sono cambiate con il mio ulteriore trasferimento, dopo la maturità. Non avevo più modo di controllare ciò che mangiavo, perché non ero a casa mia. Poi non dovevo più avere il controllo della scuola, non dovevo essere perfetta e impeccabile, non dovevo vedere le mie compagne, così ho mollato la presa e mi sono rilassata, pur conservando stretti i miei sensi di colpa.
Questo ha comportato l'aumento di peso. Inoltre la situazione familiare non era migliorata, anzi... Chi guarda nel mio piatto per vedere cosa mangio, chi critica tutto ciò che faccio, chi mi dice che sono ingrassata, chi mi nasconde le cose, chi mi rinfaccia quello che fa per me. Tutto questo sommato al trauma dell'abbandono dei miei che è tornato a perseguitarmi. E quindi ricomincia la depressione e gli attacchi di panico. Giornate chiusa in casa, a letto, per paura di uscire ed essere vista. I ricordi mi annebbiavano la mente, mi rivedevo rannicchiata a terra a piangere e a urlare, mi rivedevo con i polsi devastati, mi svegliavo la notte tirando pugni. In una di queste giornate una vocina nella testa mi ha riattirata nella trappola.
I primi periodi di quest'ossessione però sono stati inconsci, mi comportavo così, pensavo così e basta. Poi ho trovato il blog di Viellina, l'ho letto tutto d'un fiato nel giro di pochissimo e ho capito che c'era qualcosa che non andava in me. Per me era naturale comportarmi in quel modo nei confronti del cibo, anzi pretendevo che anche gli altri mangiassero come me e mi infuriavo, mi facevano schifo, perché non mangiavano come me. Però ho capito che stavo sbagliando, che non era proprio la normalità quella.
In realtà la cosa che mi ha fatto decidere di smettere non è stata la paura di morire, ma la paura di dover vivere così per sempre. Alla fine la morte metterebbe una pietra sopra a tutto, ma vivere portandosi dietro tutte queste ossessioni non è facile. Io non ricordo un solo cibo mangiato senza sensi di colpa. Non c'è stata una sola volta in cui vedendo una vetrina non mi sia specchiata. Non si tratta solo di restringere l'alimentazione purtroppo, perché quello, anche se con molto sforzo, puoi migliorarlo. E' tutto il resto che mi preoccupa, sono tutti gli altri pensieri ossessivi che ci sono intorno che mi fanno avere paura di vivere così. E anche le complicanze sulla salute mi preoccupano, perché se non muoio ma ho problemi di cuore, di ossa, ecc. come posso vivere? Che poi non è nemmeno vivere questo.

Se fossi tornata a controllare il cibo, sarei tornata a occuparmi solo di quello, perché in quella fase l'unica cosa che riempie la giornata è quello: i pensieri ossessivi, misurare ogni piccolo dettaglio allo specchio, toccare le ossa per vedere se sporgono di più, salire e scendere dalla bilancia. Per non parlare delle ORE passate a pianificare il menù della giornata, persino notti spese solo per quello. Con un'ossessione del genere chi ha tempo per pensare ad altro? In realtà è solo un modo come un altro di uccidersi, solo molto lentamente. Ma alla fine era quello che volevo. Tante volte avrei voluto morire e non ho avuto le palle di uccidermi, in qualche modo sarei dovuta morire alla fine. Volevo consumarmi piano piano, fino a sparire. Ne frattempo forse qualcuno si sarebbe anche accorto di me e del male che mi stava facendo.
Situazione attuale: quando ho davanti il mio piatto, preparato accuratamente, mi viene quasi da piangere, perché ho paura di non meritarmi quel cibo, perché fare la spesa costa e io sono un peso. Però mi sforzo di mangiare almeno quel poco che mi sono preparata. Ho ricominciato a inserire cibi buoni, mentre prima mangiavo solo cose che non avevano un buon sapore, perché avevo paura di ingrassare se avessi mangiato qualcosa di gustoso. Il ciclo sembra regolarizzato. Il peso è stabile, a volte scende e devo essere sincera che sono contenta. Mi sto sforzando a non andare nel panico se capita un aperitivo non programmato. Mi sto sforzando a non abbuffarmi fino a sentirmi male quando mi trovo nei posti in cui il cibo è illimitato. Sto cercando di non abusare dei lassativi, dai quali sono dipendente.
Nel frattempo ho avuto modo di pensare e ho capito i motivi per cui mi ritrovo in questo dannato tunnell.
1. Da un giorno all'altro sono dovuta crescere, non ho avuto scelta. Da bambina sono passata ad adulta senza avere una fase di mezzo. Per questo io voglio sembrare a tutti i costi una bambina, nascondo il senso, mi trucco pochissimo e raramente, mi vesto come una bambina. Durante le mie crisi di ansia, nella disperazione grido che vorrei essere una bambina.
2. Voglio differenziarmi dalla mia famiglia, della quale mi vergogno. Magrezza per me significa anche essere diversa da loro.
3. Forse se sarò troppo magra qualcuno si accorgerà del male che mi sta facendo. Ho delle persone in particolare a cui è indirizzato, e di cui non ho parlato, ma il male che mi hanno fatto e continuano a farmi è davvero tanto.
4. Voglia di sentirmi accettata.
5. Paura di tornare come ero.
6. Paura di essere vista dalle mie ex compagne di scuola, paura dei loro pensieri.
In generale questa è la mia storia. Sembra un poema ma vi giuro che è molto riassunto, non ho approfondito molti aspetti e molte situazioni.
Arriverà il giorno in cui tutto questo farà parte del passato.
Ci spero. No, non ci devo sperare, perché dipende solo da me.
Forza!
Un abbraccio