Vorrei essere un colibrì

Perché proprio un colibrì?
Vorrei essere allegra come i suoi colori, ma non basta.
Il colibrì è così piccolo da stare in una mano, talmente fragile che basta una piccola pressione per soffocarlo. Allo stesso tempo ha la forza di non fermarsi mai, batte le ali velocissimamente, consumando 30 volte più energia di un essere umano. E' libero di volare dove vuole, senza freni.
In meno di 2 grammi racchiude la perfezione.
Vorrei essere un colibrì.

giovedì 25 settembre 2014

12. Tre passi avanti e due indietro

Ho fatto un sacco di progressi, e sono contenta di ciò, solo che, quando mi accorgo di essere andata troppo avanti, mi volto indietro, dò di nuovo un altro sguardo in avanti e l'ignoto mi fa paura, allora torno sui miei passi, almeno in parte. Però sono contenta, davvero, tra la me di qualche mese fa e la me di adesso c'è un abisso.



                                               I progressi: 
Ho passato lo scorso finesettimana a casa degli zii, consapevole che mi avrebbero messo all'ingrasso come un maialino, loro sono fatti così, stare insieme significa mangiare e mangiare insieme corrisponde ad essere felici. Qualche mese fa sarei enrata nel panico, avrei cercato qualsiasi scusa per rimandare l'incontro, sarei morta dai sensi di colpa. Adesso invece è stato diverso. Non è stato semplice, comunque mi sentivo in colpa e dovevo assolutamente stare in movimento, però non mi sono disperata, ho accettato la cosa con rassegnazione, consapevole che quei giorni avrei dovuto passarli in quel modo, che sarebbe stata l'occasione, una volta tornata a casa, di prendere un regime alimentare con qualche caloria in più, dimagrendo comunque. Ho sofferto fisicamente, devo ammetterlo, il mio stomaco non è abituato a tutto quel cibo tutto insieme e non tollero mangiare cose grasse, mi fanno venire la nausea, mi viene da vomitare, e ci sono stati momenti in cui davvero credevo che avrei vomitato. La cosa era aggravata dal non essere creduta, quando rifiutavo non mi credevano che mi sentivo male, pensavano che era per la dieta, e hanno iniziato a prendermi in giro, del tipo "Dai che la modella la fai a casa tua.." Oppure "Sei magra, puoi permetterti di mangiare di più", "Eddai che non devi fare la dieta con me".. Io ho provato a spiegare che così facendo non mi facevano gustare il cibo, che stavo male, ma non ero creduta. Questa è stata la cosa che mi ha fatta arrabbiare più di tutte, ma evidentemente loro non sanno cosa significhi stare male per il troppo cibo, perché mangiano sempre tantissimo, è impossibile raggiungere il loro limite. Comunque tornata a casa ho deciso di approfittare di quelle botte caloriche per mangiare sano, ma aumentando le calorie. Non è passato tutto, ogni volta che mi preparo il piatto devo combattere con una voce che mi dice di togliere qualcosa, che sia anche una semplice insalata. Io la ignoro. Mentre butto giù i bocconi mi sento sempre in dovere di lasciare qualcosa, ma vado avanti. Quando ho troppa paura di fare uno spuntino e sento l'esigenza di dimezzarlo, scendo a un compromesso: lo dimezzo, ma aggiungo un frutto. Un pò di problemi me li faccio comunque, ma lo mangio.
Bhè sul fronte alimentazione posso dirmi soddisfatta, anche se non sto sulle calorie di una persona normale. Non so esattamente quante calorie assumo giornalmente, perché tendo a contarne in eccesso, per essere sicura. I miei conti quindi sono sempre approssimativi e mi servono più che altro come "resoconto", nel senso "oggi avrò ingerito 700 calorie". In maniera molto generica e approsimativa insomma. Per qualcuno possono sembrare poche le 700 calorie (approssimate in eccesso), ma per mesi non ho superato le 100-150 calorie al giorno, corredate di attività fisiche. Quindi se ci sono giornate in cui assumo 500 calorie, o 700, è una grandissima conquista. Non voglio dirlo a voce troppo alta però, ho paura che mi piombino i sensi di colpa.

                                        I passi indietro:
Il rapporto con la bilancia era migliorato, ero arrivata a pesarmi un giorno si e uno no, oppure avevo deciso di pesarmi solo se ero andata di corpo. Su questo fronte sono tornata indietro purtroppo. Mi penso ogni mattina, seguendo i miei rituali in modo impeccabile, perché il momento della pesata è un vero e proprio rito per me. Capita di pesarmi anche in momenti diversi della giornata per monitorare i cambiamenti. Ho iniziato a pesare anche alcuni cibi, ma solo alcuni.
Il rapporto con il cibo è migliorato, ho fatto un piccolo passettino indietro, ma comunque va sempre molto meglio rispetto a prima. I rituali continuano a persistere.
Ero riuscita ad allontanarmi un pò dallo specchio, stavo riuscendo ad avere un rapporto un pochino più "normale". Ora invece è come se ci fosse un richiamo, soprattutto la notte. Mi alzo dal letto apposta per andare davanti allo specchio, davanti al quale mi scruto tutta, ogni singolo dettaglio, e ci passo un sacco di tempo incantata.
L'attività fisica è una droga, non posso farne a meno. Sono riuscita a farne poca, per un paio di settimane. Addirittura ci sono stati giorni in cui non l'ho nemmeno fatta. Adesso invece non solo ho ripreso, ma ho anche aumentato la dose. Anche un pochino in più devo farlo, per sentirmi apposto con la coscienza.
I lassativi. Quanto li odio. Sono riuscita a non prenderli per una settimana, poi per premiarmi ho deciso di prenderne un paio. E adesso ho ripreso a prenderli frequentemente. So che mi fanno male, ogni volta mi prometto che smetto, "Dai, questo e basta", "La prossima settimana cerco qualcosa di alternativo", e invece sono mesi e mesi che mi trascino avanti con i lassativi.

          I punti su cui mi sento di dover lavorare in maniera più urgente:
Primo fra tutti i lassativi. Devo fermarmi, trovare un altro modo che compensi il mio bisogno di sentirmi vuota e pulita.
Diminuire il rituale bilancia: pesarmi almeno un giorno si e uno no.
Riuscire a rilassarmi senza pensare che sarebbe meglio fare attività fisica.

venerdì 19 settembre 2014

11. Era un amore come il fuoco

Viviamo la nostra vita, la nostra routine, più o meno piacevole, però andiamo avanti.
Spesso pensiamo al futuro, che sia il giorno dopo o l'anno prossimo, a volte perché siamo costretti ad organizzarci, a volte perché desideriamo una vita diversa.
Io penso sempre al futuro ultimamente, mi faccio i film, mi immagino come saranno i prossimi mesi nei minimi dettagli, mi faccio anche i dialoghi con le persone.
Oggi all'improvviso mi sono sentita di buon umore. La giornata era partita male eh, ma non è strano che io cambi da un momento all'altro. Solo che in genere succede al contrario, mi viene il malumore. Non ho voluto guardare questo buon umore con sospetto, per non autosabotarmi. Poi “zac” è arrivata la macchiolina nera. Mi sono messa ad ascoltare delle canzoni a caso, poi ho ascoltato attentamente le parole di una canzone, sentita mille volte in giro, ma non avevo mai ascoltato con attenzione le parole. Bhè in quel momento, mentre sullo schermo del pc scorrevano le parole, nella mia mente scorreva come un film la mia vita, ma in particolare la mia vita con una persona. Era una persona importante, maledettamente sbagliata per me, ma dannatamente essenziale. Mi faceva stare male, malissimo, ma non potevo farne a meno. Era uno di quegli amori che ti consuma, c'era passione, avventura, sofferenza, rabbia, tenerezza. Un amore struggente, da film. Però era troppo dannoso per me, quindi dopo tanto tempo ho detto basta e ho voltato pagina, da un giorno all'altro, come se non esistesse più. Voi ci credete? Io no. Magari fosse stato così. Pensiero costante giorno e notte, sognarlo, cercarlo tra la gente, immaginarlo con me. Sono passati tantissimi anni, la mia vita è andata avanti, ma sento ancora dentro il magone di quel giorno in cui ho deciso di lasciarmelo alle spalle, quel giorno in cui ho deciso di scegliere il porto sicuro, stabile, e mettere una pietra sopra a quell'amore tanto potente quanto devastante.
Ricordo ancora la sua voce, il suo profumo, i suoi occhi, i suoi modi di dire, le nostre date. Ricordo tutto in ogni minimo dettaglio. Riconoscerei la sua camminata tra mille persone.
Ogni volta che piove penso a quando ci abbracciavamo stretti sotto la pioggia. Quando c'è una bella giornata penso a quando ci rotolavamo sull'erba e parlavamo del nostro futuro insieme. Nonostante il passare degli anni la città è rimasta immutata. Il nostro "stesso posto stessa ora" è ancora lì, uguale, come ad aspettare noi. La nostra panchina, forse con qualche scritta in più, è ancora lì. Quei vicoli bui in cui ci sbattavamo davanti al muro e ci baciavamo sono ancora deserti per noi.


Quante cose da dirgli.
Sono sicura che se ci trovassimo faccia a faccia da soli non ci diremmo una sola parola, sarebbe sufficiente guardarci.

Dovrei odiarlo per quello che mi ha fatto, e lo odio quando penso a che persona è. Lo odio con tutta me stessa. Ma odio ancora di più me per essere incastrata nel suo ricordo, dopo tutti questi anni e dopo la vita che mi sono costruita.
La mia vita è andata avanti, ma mi sembra tutto così falso pensando a questo.

Era un amore come il fuoco.

lunedì 15 settembre 2014

10. Sono forte

Un giorno mi sono ritrovata a parlare con una ragazza che conosco, con cui ho molte conoscenze in comune. Non so perché, mi sono sentita di aprirmi. Le ho raccontato i miei anni al liceo, quello che mi hanno fatto passare, come mi ero ridotta con il cibo e come mi sono ripresa. Lei mi ascoltava con gli occhi sgranati, sembrava quasi sconvolta. Quando ho finito il mio racconto lei mi ha detto:

"Io ti ammiro. Sapevo che quella classe era strana, ma non immaginavo accadessero queste cose. Devi essere orgogliosa di te stessa e i giorni in cui pensi al passato e ti chiudi in camera, hai paura di uscire e ti odi, devi pensare che sei riuscita a sopravvivere a quella situazione. Il ricordo non deve essere una ricaduta, ma uno sprono per sentirti forte e fiera di te stessa. Io ti ammiro e sono contenta di vederti bene."

In quel momento sono rimasta spiazzata, non avevo mai guardato la mia esperienza da questo punto di vista. Lei aveva ragione, ma in quel momento non sono riuscita a metabolizzare quelle parole, io mi sentivo comunque fragile, perché per me stare male equivaleva ad essere debole. E invece no, forse sono troppo sensibile, ma non per questo debole. La convinzione di essere fragile è dovuta solo al mio bisogno di essere accudita, di ricevere attenzioni.



Io sono forte, lei ha ragione. Non devo trovare la forza da nessuna parte, io la forza ce l'ho, devo solo dirigerla verso comportamenti sani.

venerdì 12 settembre 2014

9. Un pò della mia storia

Voglio raccontare un pò di me e dell'origine del mio disturbo alimentare.

Ero una bambina cicciottella. Ricordo che c'era sempre qualcuno pronto a prendermi in giro, fin dalla scuola materna. Le cose sono davvero peggiorate alla scuola elementare, non solo perché i compagni mi prendevano in giro e mi chiamavano in tutte le maniere, ma anche perché ho iniziato ad approcciarmi al cibo in modo sbagliato. Pur essendo piccola volevo già dimagrire, ma non sapevo come fare, così più ero triste, più mangiavo. In casa mia c'era una stanza che non veniva usata, tra l'altro in un'ala che non veniva vissuta. In quella stanza avevo un piccolo salvadanaio di latta con i miei risparmi, che usavo per andare a comprare schifezze quando a casa ero sola e che ovviamente mangiavo nascosta in quella stanza. Così mi abbuffavo, con la consapevolezza di stare peggiorando la situazione. Ma che potevo fare? Tanto magra non potevo esserlo. In quegli anni dovetti rinunciare a due mie passioni: la danza e la piscina. Ormai le lezioni di danza o di nuoto erano diventati dei momenti di dolore, non aveva senso tornare a casa in lacrime per le parole delle compagne. Da allora non ho più trovato niente che mi appassionasse davvero. Poco tempo fa sono stata ad un saggio di danza e mi sono messa a piangere nel buio. Volevo essere io leggera su quel palco.


Salto i dettagli legati all'essere cicciottella e a all'essere presa in giro, perché immagino siano cose scontate, non voglio dilungarmi in questi particolari.

Alle medie i miei genitori mi portarono da una dietologa, che scrisse una dieta su misura per me, ma mi disse: "Tanto non riuscirai mai ad andare sotto i 64 kg, il tuo fisico è questo e devi rassegnarti." Ecco, questa è stata una delle prime cose che mi ha fatto scattare qualcosa in testa. Subito io pensai: "Ti farò vedere io dove riesco ad arrivare." E così iniziai la mia prima vera dieta, corredata di attività fisica in casa con lo stepper comprato proprio per me.
Purtroppo di lì a poco fui abbandonata dai miei genitori, da un giorno all'altro andarono via e io dovetti stare a casa di alcuni parenti. Lì iniziò il mio periodo nero. Fu l'inizio di problemi di autostima, crisi di ansia, attacchi di panico, autolesionismo, avevo le labbra distrutte perché dalla rabbia me le mordevo e i polsi avevano dei solchi provocati dalle unghie, sempre nei momenti di rabbia. Iniziai con periodi di digiuni seguiti da abbuffate. Insomma la mia vita era caduta proprio in basso. Come se non bastasse dovetti trasferirmi, quindi persi tutto: le poche amiche, i nonni, i miei animali domestici, il mare, la natura. Non ero più la bambina viziata dai suoi genitori, la città richiedeva che io fossi grande e non ero preparata anche a questo. Tutt'oggi non ho un rapporto autentico con i miei genitori: mio padre non lo vedo e mia madre non ha più tempo per me.


Al liceo le cose non migliorarono, non avevo neanche una persona dalla mia parte. Una volta le ragazze si misero in cerchio a schernirmi e mi venne un attacco di panico. Loro RIDEVANO. Vi risparmio tutti i modi in cui mi chiamavano e come mi trattavano, i dispetti che mi facevano. Voglio cancellare quel periodo, troppo doloroso da ricordare. Lì iniziò la mia discesa a capofitto, iniziò il mio salto nel baratro. Iniziai inconsciamente a restringere il cibo, eliminare determinati alimenti, contare le calorie. Assumevo 500 kcal al giorno. Non assaggiavo NIENTE di quello che mi veniva offerto, perché anche una briciola mi avrebbe fatta ingrassare. Iniziarono i miei riti per i pasti, masticare in un certo modo, bere in un certo modo, rispettare gli orari in modo scrupoloso, altrimenti sarei ingrassata. A scuola avevo degli apprezzamenti dai professori e dalle compagne, che iniziarono a sorridermi e qualcuna chiacchierava con me, ma che ne sapevano loro di come stavo? Non lo sapevo nemmeno io, ero entrata in quel meccanismo in modo talmente naturale che non mi accorgevo di quello che stavo facendo. Persi 38 kg nel giro di 9 mesi, forse anche di più, perché poi la bilancia si ruppe e quando mi ripesai mi ero un pò ripresa. Non ero affatto felice, mi vedevo grassa, con le cosce enormi, non riuscivo a distaccarmi da quell'immagine di grassezza che per tanti anni mi aveva perseguitata.


Dal punto di vista alimentare le cose sono cambiate con il mio ulteriore trasferimento, dopo la maturità. Non avevo più modo di controllare ciò che mangiavo, perché non ero a casa mia. Poi non dovevo più avere il controllo della scuola, non dovevo essere perfetta e impeccabile, non dovevo vedere le mie compagne, così ho mollato la presa e mi sono rilassata, pur conservando stretti i miei sensi di colpa.

Questo ha comportato l'aumento di peso. Inoltre la situazione familiare non era migliorata, anzi... Chi guarda nel mio piatto per vedere cosa mangio, chi critica tutto ciò che faccio, chi mi dice che sono ingrassata, chi mi nasconde le cose, chi mi rinfaccia quello che fa per me. Tutto questo sommato al trauma dell'abbandono dei miei che è tornato a perseguitarmi. E quindi ricomincia la depressione e gli attacchi di panico. Giornate chiusa in casa, a letto, per paura di uscire ed essere vista. I ricordi mi annebbiavano la mente, mi rivedevo rannicchiata a terra a piangere e a urlare, mi rivedevo con i polsi devastati, mi svegliavo la notte tirando pugni. In una di queste giornate una vocina nella testa mi ha riattirata nella trappola.
I primi periodi di quest'ossessione però sono stati inconsci, mi comportavo così, pensavo così e basta. Poi ho trovato il blog di Viellina, l'ho letto tutto d'un fiato nel giro di pochissimo e ho capito che c'era qualcosa che non andava in me. Per me era naturale comportarmi in quel modo nei confronti del cibo, anzi pretendevo che anche gli altri mangiassero come me e mi infuriavo, mi facevano schifo, perché non mangiavano come me. Però ho capito che stavo sbagliando, che non era proprio la normalità quella. In realtà la cosa che mi ha fatto decidere di smettere non è stata la paura di morire, ma la paura di dover vivere così per sempre. Alla fine la morte metterebbe una pietra sopra a tutto, ma vivere portandosi dietro tutte queste ossessioni non è facile. Io non ricordo un solo cibo mangiato senza sensi di colpa. Non c'è stata una sola volta in cui vedendo una vetrina non mi sia specchiata. Non si tratta solo di restringere l'alimentazione purtroppo, perché quello, anche se con molto sforzo, puoi migliorarlo. E' tutto il resto che mi preoccupa, sono tutti gli altri pensieri ossessivi che ci sono intorno che mi fanno avere paura di vivere così. E anche le complicanze sulla salute mi preoccupano, perché se non muoio ma ho problemi di cuore, di ossa, ecc. come posso vivere? Che poi non è nemmeno vivere questo.
Se fossi tornata a controllare il cibo, sarei tornata a occuparmi solo di quello, perché in quella fase l'unica cosa che riempie la giornata è quello: i pensieri ossessivi, misurare ogni piccolo dettaglio allo specchio, toccare le ossa per vedere se sporgono di più, salire e scendere dalla bilancia. Per non parlare delle ORE passate a pianificare il menù della giornata, persino notti spese solo per quello. Con un'ossessione del genere chi ha tempo per pensare ad altro? In realtà è solo un modo come un altro di uccidersi, solo molto lentamente. Ma alla fine era quello che volevo. Tante volte avrei voluto morire e non ho avuto le palle di uccidermi, in qualche modo sarei dovuta morire alla fine. Volevo consumarmi piano piano, fino a sparire. Ne frattempo forse qualcuno si sarebbe anche accorto di me e del male che mi stava facendo.

Situazione attuale: quando ho davanti il mio piatto, preparato accuratamente, mi viene quasi da piangere, perché ho paura di non meritarmi quel cibo, perché fare la spesa costa e io sono un peso. Però mi sforzo di mangiare almeno quel poco che mi sono preparata. Ho ricominciato a inserire cibi buoni, mentre prima mangiavo solo cose che non avevano un buon sapore, perché avevo paura di ingrassare se avessi mangiato qualcosa di gustoso. Il ciclo sembra regolarizzato. Il peso è stabile, a volte scende e devo essere sincera che sono contenta. Mi sto sforzando a non andare nel panico se capita un aperitivo non programmato. Mi sto sforzando a non abbuffarmi fino a sentirmi male quando mi trovo nei posti in cui il cibo è illimitato. Sto cercando di non abusare dei lassativi, dai quali sono dipendente.

Nel frattempo ho avuto modo di pensare e ho capito i motivi per cui mi ritrovo in questo dannato tunnell.
1. Da un giorno all'altro sono dovuta crescere, non ho avuto scelta. Da bambina sono passata ad adulta senza avere una fase di mezzo. Per questo io voglio sembrare a tutti i costi una bambina, nascondo il senso, mi trucco pochissimo e raramente, mi vesto come una bambina. Durante le mie crisi di ansia, nella disperazione grido che vorrei essere una bambina.
2. Voglio differenziarmi dalla mia famiglia, della quale mi vergogno. Magrezza per me significa anche essere diversa da loro.
3. Forse se sarò troppo magra qualcuno si accorgerà del male che mi sta facendo. Ho delle persone in particolare a cui è indirizzato, e di cui non ho parlato, ma il male che mi hanno fatto e continuano a farmi è davvero tanto.
4. Voglia di sentirmi accettata.
5. Paura di tornare come ero.
6. Paura di essere vista dalle mie ex compagne di scuola, paura dei loro pensieri.

In generale questa è la mia storia. Sembra un poema ma vi giuro che è molto riassunto, non ho approfondito molti aspetti e molte situazioni.




Arriverà il giorno in cui tutto questo farà parte del passato. Ci spero. No, non ci devo sperare, perché dipende solo da me. Forza!

Un abbraccio

martedì 9 settembre 2014

8. Fuori un'altra

"Deve essere strano vivere con me. E' strano anche per me"

Charles Bukowski

Deve essere una maledizione quella che mi porto dietro: la gente non ce la fa proprio a starmi accanto.
Sono una persona molto selettiva, devo ammetterlo, non considero tutti amici, io do un valore molto alto all'amicizia e non considero una persona "amica" solo perché la conosco. Che poi anche conoscere che significa? Sapere il nome, cosa si fa nella vita, e altri dettagli futili non è conoscere. E nemmeno vedersi tutti i giorni implica conoscersi. Poi io devo essere un individuo talmente difficile da conoscere che le persone si dimenticano facilmente di me. Oppure si stufano e ci rinunciano. Le mie parole non sono dettate dal pessimismo cosmico che aleggia nella mia testa, purtroppo è così. Io non me ne capacito, eppure così sembra. Mi chiedo come sia possibile dimenticarsi di una persona con cui sei stato bene, con cui hai condiviso momenti intimi, momenti felici. Come puoi dimenticare una persona che ti ha aiutato in ogni momento? Come puoi dimenticare una persona che dicevi fosse la tua vita, la tua anima gemella, la tua migliore amica? Sarebbe come dimenticarsi di una parte di te stesso, no? Eppure è così, la gente tende a dimenticarsi di me. Le poche persone che mi conoscono lo sanno, do l'anima e il cuore alle persone a cui tengo, eppure riescono a passarmi oltre quando mi vedono, come se fossi una passante qualunque. Non c'è uno sguardo, un accenno di sorriso o di disgusto. NIENTE. E com'è possibile? Me lo chiedo anche io. Ma esisto davvero? Si può dire di esistere se nessuno ti vede, se nessuno sa che esisti? Io stringo in media un'amicizia all'anno e ne perdo automaticamente una all'anno. Bhè c'è stato un anno in cui ne ho perse tre tutte insieme.
Mi sembra così assurdo. Ogni volta metto una toppa sul cuore e cerco di voltare pagina, e anche se non avrà più un bell'aspetto a furia di rattopparlo, per lo meno rimarrà sempre il segno di ciò che è stato. Tutti i giorni penso a ognuna delle persone che ho avuto sul mio cammino e mi domando cosa facciano. Da piccola, prima di addormentarmi, facevo l'elenco di tutte le persone che conoscevo e davo loro la buonanotte, anche se non potevano sentirmi, ma almeno un pensiero dolce si era liberato nell'universo per loro.

Lo so: devo godermi il presente ed essere felice di ciò che ho. E' questo che mi dicono. Ma io lo so. Lo so come si fa a vivere una vita perfetta, a cosa è giusto pensare e a cosa è giusto dedicare attenzioni. So tutto. Ma perché devo indossare la maschera della ragazza perfetta, quando io non lo sono? Posso anche fingere che tutto ciò non mi importi e mostrarmi serena, soddisfatta... Ma a che pro? Perché "la vita ti sorride se tu gli sorridi"? Perché "cambiare l'atteggiamento è il primo passo per il cambiamento"? Fosse così semplice non ci sarebbe nessuno che soffre, saremmo tutti a posto. O forse è facile davvero ma voglio dimostrare di riuscire a sopravvivere rendendomi la vita impossibile, per poter dire: "Io vado avanti nonostante tutto questo". Chi può saperlo?! Infondo non esiste il libro delle risposte.

domenica 31 agosto 2014

7. Riempirsi del vuoto

"C'è un posto nel cuore che non sarà mai riempito. Uno spazio. Lo conosceremo più che mai. C'è un posto nel cuore che non può essere riempito. E noi aspetteremo, e aspetteremo, in quello spazio."

Charles Bukowski


Le parole hanno sempre un milione di significati: il primo è quello letterale, tutti gli altri sono i significati che ognuno di noi attribuisce.
Leggendo questa frase ho subito sentito quel vuoto che da sempre mi riempie. Quel vuoto che mi impedisce di essere felice, anche nei momenti più belli. Quel vuoto per me è come una nuvola nera che sporca il cielo sereno a primavera. Quel vuoto che mi scava fino all'anima.

Il problema però è quando quel vuoto diventa una certezza a cui appigliarsi, un rifugio sicuro. Le persone vengono e vanno via; i giorni passano, tra una notte insonne e una in lacrime; il mondo va avanti senza aspettare nessuno. Quel vuoto è l'unica cosa che resta, e forse per questo mi ostino a sguazzarci dentro. La voce che mi fa compagnia nel vuoto non esiste, è solo l'eco dei miei pensieri.



Quel vuoto non deve essere un rifugio, ma la spinta per riempirlo di vita. Prima che il vuoto prenda la mia vita.

venerdì 29 agosto 2014

6. Schiava delle aspettative

Forse non esagero se dico che la vita si basa sulle aspettative. Ci comportiamo in base alle aspettative che gli altri hanno su di noi, o che noi stessi abbiamo su di noi. Non credo che ci sia qualcuno che viva senza sentire la minima influenza delle aspettative, o senza avere aspettative. In fondo anche il sole sorge perché noi ci aspettiamo che lo faccia: non abbiamo la certezza che il sole sorgerà, ma abbiamo questa aspettativa per abitudine. È spesso l'abitudine a creare aspettative. Per quanto mi riguarda la gente si aspetta che io sia sempre perfetta, mi vesta in un certo modo, mi comporti sempre bene, vada sempre bene negli studi, che sia sempre forte. Io li ho abituati così, e questo ha creato aspettative per cui tutti si aspettano questo da me. Per anni ho vissuto per soddisfare le aspettative. Ora però non riesco più a sostenere questo peso. Non posso manifestare ansia per un esame perché "Tanto tu sei brava." Ma se per una volta volessi concedermi di non dare il 100%? Se per una volta volessi lasciare perdere? Perché io non posso sbagliare? Perché non posso permettermi di essere debole, di non riuscire ad affrontare una situazione o superare un ostacolo? Perché non posso concedermi di avere bisogno di aiuto?
Il fatto è che non saprei che fare di me se dovessi decidere io.
L'ultima volta che ho mancato un'aspettativa, che ho fallito veramente, è stato l'inizio della mia discesa verso la depressione e l'aumento di peso. E mi sono accorta di questo solo quando ormai mi ero regalata più di 20 kg (non voglio ricordare il peso preciso). È successo così velocemente che non ho fatto nemmeno il cambio del guardaroba, mettevo solo quel poco che mi stava. Ma questa è un'altra storia. 

Tra i miei buoni propositi per la rinascita c'è quello di rompere le aspettative. Voglio aspettarmi da me solo ciò che verrà, niente di diverso. 



Non è già questa un'aspettattiva?

mercoledì 27 agosto 2014

5. Volerlo davvero o fare finta

Tra le mie ossessioni più grandi c'è il cibo, al punto da averne fatto una malattia. Non è vita la mia, sempre a contare le calorie, pensare alle conseguenze, non godersi niente perché devo contare quante calorie sto consumando, isolarmi con i miei riti, solo io e il cibo. Mi sento una macchina, e non a caso. Le macchine sono schiave dell'uomo tanto quanto io sono schiava di queste manie. Ho paura, ma forse non abbastanza da farmi smettere. Sono consapevole di farmi del male, sia fisicamente che psicologicamente, eppure ormai non riesco a fare a meno di questi comportamenti irrazionali, mi danno sicurezza. Io SO che devo smettere, devo uscirne. Poi però mi dico "dai raggiungo questo obiettivo e poi smetto". Ma sarà vero? A volte provo a pensarci: "mettiamo che abbia raggiunto il peso a cui ambisco, riuscirò a smettere di comportarmi così e vivere normalmente come tutti?". La risposta la so, anche se non voglio ammetterlo. Ebbene lo so che poi avrò paura di prendere peso, e non riuscirò a fermarmi, e la mia testa finirà con l'essere solo una calcolatrice. Ma poi arrivata a questo fantomatico peso sarò soddisfatta? Diamine ho perso più di 20 kg e mi vedo sempre uguale, maledettamente grassa. Le persone mi dicono che sto bene così, ma io non sto affatto bene! Voglio che anche gli altri lo vedano. Se provo a razionalizzare SO che devo essere per forza meno grassa, lo dice la bilancia! Non esco mai da casa senza controllare quanto peso, perché devo essere sicura di non essere lievitata. E' la bilancia a stabilire chi sono, perché i miei occhi mentono. Ho bisogno di toccare le ossa per sentirmi sicura, specie quando sono con altra gente. Devo essere sicura che mentre sto parlando non stia gonfiando, che le ossa siano ancora lì. Capita che durante la giornata, se mi guardo allo specchio a distanza anche di 5 minuti, mi veda più grassa. Devo proprio essere messa male! Per questo io non mi fido più di quello che vedo. Perfino le magliette taglia XS le vedo grandi, enormi.
Forse con il passare del tempo vi racconterò l'origine di questa mia ossessione, perché ormai credo di esserci arrivata.
Comunque ieri avevo dei buoni propositi, perché io voglio arrivare al mio obiettivo, ma non voglio più pagare questo prezzo. Avevo deciso di smettere di contare le calorie, di mangiare di più, di non isolarmi con il cibo, di mangiare cose buone (nella mia testa, se mangio cose buone è peggio, anche se le calorie sono comunque poche) di spezzare la quotidianeità. Ho fallito in partenza avendo comprato cose con pochissime calorie, in modo che anche mangiando di più, anche senza contare le calorie, so per certo che sono basse. Oggi mi sono ulteriormente tradita: mi sembrava di aver mangiato tanto e mi è venuta l'ansia, quindi non ho saputo resistere ed ho contato le calorie (abbondando come faccio sempre "per sicurezza"). Così ho scoperto di essere sotto le calorie che mi ero posta come obiettivo, e mi sono sentita da una parte sollevata, ma dall'altra ho avuto i sensi di colpa per aver fallito. E adesso sono qui al pc cercando di "gustare" la merenda, di non finirla tutta in una volta nell'isolamento. Non è facile, perché non ho fame e quindi mi fa sentire ancora più in ansia.
Ma allora cosa voglio? Voglio davvero uscirne? Non voglio ricorrere all'aiuto di qualcuno, ho paura di non essere creduta, perché a vedermi non si direbbe che ho disturbi del genere. E poi chiedere aiuto significherebbe doversi impegnare per cambiare le cose.  

Forse mi illudo a pensare che da sola ce la potrò fare a uscirne, il problema è volerlo davvero e non fare finta.

4. La depressione non fa tendenza (sfogo)

Depressione: un termine che viene usato spesso in modo sbagliato, associato in genere a sentimenti di tristezza. Purtroppo è un termine che viene spesso preso alla leggera. Non starò a scrivervi il significato medico di "depressione", perché comunque, se non la si è provata, non la si può comprendere.
La depressione è una malattia reale, così come lo è la varicella; non è una malattia come le altre però, perché non la puoi debellare con una breve terapia di farmaci.
Ho sentito troppi discorsi superficiali su questa malattia. Se si viene a sapere che una persona ricca ha la depressione, non mancano ad arrivare le frasi tipo "è depresso perché non sa come spendere i soldi", oppure "che vada a lavorare come faccio io, poi ne riparliamo", e ancora "dammeli a me i tuoi soldi e ti dico se sono depresso", e così via. Insomma inutile stare a discutere con chi la pensa in questo modo, alla fine sono contenta per loro, significa che non conoscono questo male. Ho addirittura sentito che la depressione è una moda! E questa forse è l'affermazione che mi da fastidio più di tutte. La depressione non dipende dai soldi, dalla fatica del lavoro, o dalla moda. Mi manda in bestia questa cosa, sul serio! Io l'ho vissuta sulla mia pelle la depressione, e non ne racconto con vanto, ma con tristezza e si, anche orgoglio. Orglio perché sono VIVA, e visto quello che ho passato non è scontato. Eppure nessuno ha mai fatto niente per aiutarmi, perché la depressione non esiste, è una moda che poi passa... Poi gli adolescenti si sa, devono essere depressi ogni tanto. Vivo in una situazione in cui non posso dire di essere depressa o esserlo stata, perché mi prenderebbero in giro. Non le avranno mai sentite le urla la notte? Non le hanno mai viste le cicatrici sui polsi? Eppure le ho sempre lasciate in bella vista per chiedere aiuto. Solo una volta mi chiesero cosa mi fossi fatta. Risposi che mi ero bruciata e la risposta fu: "Si, bruciata..". Insomma se non credi che mi sia bruciata, perché non indaghi? Perché non ti preoccupi? Svegliarsi la notte e tirarsi i pugni addosso dalla disperazione non è certo una moda. Passare le giornate a letto, al buio, come un vegetale, non è pigrizia! Momenti in cui hai dentro una forza enorme che vuole esplodere, vuoi urlare, invece non riesci a muovere un muscolo, sei un parassita. Giusto, io sono una ragazzina a posto, vado bene a scuola, i genitori fanno sacrifici per mandarmi a scuola e farmi trovare il piatto a tavola ogni giorno, devo essere riconoscente. Bhè non è così, non è tutto oro quello che luccica e non è tutto rosa e fiori, le apparenze non sono niente quando dentro brucia tutto.

Ma cosa lo dico a fare? Tanto chi ha provato cosa significhi, già sa. Chi non ha mai provato non capirà.

venerdì 22 agosto 2014

3. Mentre tutti aspettano l'estate, io cerco l'inverno

E' un'estate falsa questa.
E' estate sul calendario, ma non fuori. Non voglio parlare del tempo: oltre a non piacermi, non sopporto ritrovarmi a parlare del tempo con le persone, perché se ti abbassi a parlare del tempo, significa che non hai più niente da dire. Ed è triste.
Non voglio parlare del tempo fuori, ma del tempo dentro.

E' un'estate falsa questa, una di quelle che ti tradisce appena dopo il cambio dell'armadio. Eppure io non lo faccio nemmeno, il cambio dell'armadio. E' un'estate falsa perché ti da tutte quelle speranze che porta con sè ogni inizio estate, ma te le fa rincorrere senza raggiungerle, fino a quando non arriverà l'inverno a corprire tutto con il suo velo grigio.
Tutti sono in attesa di questa tanto agonizzata estate che sembra non volere arrivare più, io invece aspetto con ansia l'inverno. L'inverno non piace a nessuno, proprio come me.
Eppure a me l'inverno piace, mi da un senso di calda sicurezza.
L'inverno mi fa pensare alle felpe, ai maglioni e alle sciarpe, al loro morbido abbraccio. Soprattutto mi permette di nascondermi (più che altro nascondere il mio corpo), di rendermi invisibile, di mimetizzarmi nel grigiore della città.

La verità è che dentro di me è inverno sempre. 

Mi sento fredda, triste e grigia come l'inverno. L'inverno ha talmente preso possesso di me che anche in questa falsa estate ho bisogno di coprirmi, il freddo mi ha inghiottito l'anima e mi sta divorando. Ho le mani, il naso e i piedi freddi, così come gli occhi. Come un fantasma dimenticato mi aggiro in queste quattro mura, con la finestra serrata e nascosta dentro una felpa troppo grande.  


 Ho la mente spaccata tra ragione e ossessione. Sono come una palla contesa tra un angelo e un demone, che viene tirata tra la salvezza e la dannazione. Voglio scegliere la ragione, ma la linea di confine è talmente sottile che non riesco a vederla. Mi affido ai numeri. I numeri sono una cosa razionale, scientifica, no? No. I numeri sono un altro supplizio. Sono il corredo della mia ossessione.  

Mentre lascio che siano i numeri a definirmi, vedo la mia fiammella di ragione rinchiusa in una bolla di vetro che batte i pugni e urla per farsi sentire da me.  Ma il vetro è troppo spesso e io non la sento.

2. Eccomi

Eccomi.
Eccomi qui, con tutta la mia complicata semplicità. Vi sembrerà un controsenso, ma è così. Non vi dirò chi sono, perché non lo so, ho solo capito che sono un ossimoro, e a me piacciono tanto gli ossimori. Un pò meno esserlo. Sono una quiete tempesta.

Cosa ci faccio qui?
Voglio scrivere, semplicemente questo. Di cosa in particolare neanche lo so. Voglio scrivere della vita vissuta, della vita sognata, della vita spezzata. Voglio scrivere della vita in generale, un pò la mia, un pò quella che osservo, la vita che scorre.


Per me scrivere significa donare.

In quello che scrivo c'è sempre un pò della mia energia, un pò di me, che viene messa a disposizione di chiunque legga. Dicono che io ho "il dono della scrittura" da quando ero piccola. Io la vedo al contrario: il dono non è di chi sa scrivere, ma di chi sa leggere. Chiunque abbia qualcosa da dire, la può scrivere, ma solo chi sa leggere può comprendere il significato di quelle parole. Il migliore poeta del mondo non sarebbe nessuno senza un lettore che sappia cogliere il significato delle parole.


Cosa mi aspetto da questo blog?  
Niente.
Ma mi piace pensare che i miei pensieri possano tenere compagnia a qualcuno. E' presuntuoso pensare che i miei pensieri (perché no?) possano fare riflettere qualcuno?
Io non mi aspetto niente, ma se qualcuno leggesse le mie parole, mi farebbe piacere saperlo, sapere a chi ho fatto un piccolo dono :)

martedì 19 agosto 2014

1. L'inizio non è il mio forte

"Dentro di te, molte volte volano esseri fatti di pensieri, che si arrampicano nella tua testa e morsicano la tua mente…
Dentro di te tutto risulta spesso imperfetto, tutto risulta diverso da come lo volevi, ti capita di rimanere con gli occhi verso il nulla, lo stesso luogo che non ha colore nè forma, come un telo bianco riproduce e disegna le tue paure, i tuoi pensieri, le tue distrazioni, le malinconie e i sentimenti…
Ti senti la faccia bucata, mentre escono centinaia e centinaia di esserini chiamati pensieri, sono tanti e fanno rumore, come stormi di insetti pensanti che si fanno strada tra i loro corpi, sono tanto pesanti che ne puoi sentire la durezza quando si scontrano tra di loro, e da fastidio, anche la notte, vorresti smettere di crearli ma è più forte di te, ogni piccola situazione che ti confonde crea milioni di nidi, da dove nascono i pensieri più duri e neri…
Ma loro si accopiano e procreano, costruendo intorno a te, altre situazioni che creano altri nidi, ed è un circolo vizioso, ma non te ne rendi conto, perchè pensi che la tua vita è questa, e che il destino scritto nella tua anima, sia ormai segnato, ma puoi far battere un po di più il tuo cuore se vuoi, e sai, funziona, è un ottimo insetticida…
Dentro di te, esiste una forza che non sai di avere, dentro di te, tutto può trasformarsi in petali di fiori colorati, che distruggono gli insetti pensanti e donano aria fresca al tuo essere, non pensare a come sorridere, ma fallo, non pensare a come farsi amare di più, percepisci chi ti ama davvero…
Non tentare di cambiare chi non riesce a camminare al tuo fianco, ma annusa nell’aria chi sa perfettamente percorrere i tuoi passi, e lentamente, i tuoi fiori cominceranno a sbocciare, e il rumore degli insetti comincerà a svanire nel passato!"


(Ejay Ivan Lac)